Bretagna, respiro di un culto antico

Bretagna, respiro di un culto antico

Uscendo dall’auto dopo otto ore, respiro l’aria fresca e guardo attorno a me quel gruppo di persone che ben conosco, con cui ho corso, sudato, organizzato – anche quest’anno – uno dei festival celtico-pagani più grandi d’Italia: persone con cui condivido una passione, una filosofia di vita, e con cui fare questo viaggio non potrà che essere un’esperienza memorabile.

La prima tappa è il Castello di Guédelon, nel dipartimento di Yonne, in Borgogna. Non è un castello antico ma in un certo senso è come se lo fosse: la sua costruzione è iniziata solo 25 anni fa, ma per costruirlo gli abitanti del paese stanno utilizzando ancora oggi solo tecniche e materiali del XIII secolo. Questo progetto (portato avanti dalle persone del posto dopo una forte crisi economica che li aveva lasciati senza lavoro) indaga a fondo la tecnologia del passato, utilizzando materiali reperiti a livello locale. Al nostro arrivo le due torri del castello devono essere ancora ultimate.

Lasciamo alle nostre spalle il castello mentre attorno ad esso sta nascendo lentamente un vero e proprio villaggio medievale e siamo sicuri che, tra qualche anno magari, torneremo a visitarlo ancora più grande e completo, con le fucine, le tintorie, le case medievali, in cui bambini e adulti riscopriranno in un modo ancora più immersivo la bellezza della vita di un tempo. Ci dirigiamo quindi verso Chartres, città sita all’inizio della Valle della Loira.

Sono le 5 di sera quando entriamo nella splendida cattedrale per accorgerci che il suo famoso labirinto sta per essere di lì a poco occupato dalle sedie destinate ai fedeli che intendono partecipare all’imminente celebrazione. Le silenziose imprecazioni per non essere riusciti a percorrere il simbolico percorso scemano durante l’ascolto della guida, gentilmente tradotta da Celine. Le splendide vetrate istoriate, realizzate in vetro soffiato e legate a piombo, sono tra le più antiche e famose al mondo: una bibbia per immagini che veniva letta ogni giorno dal popolo meno erudito, creando al tempo stesso un’atmosfera sacra e raccolta. La visita si conclude nei sotterranei, con il famoso pozzo celtico dalla forma che, inizialmente rotonda, nello scendere in profondità diviene quadrata. Oltre alla particolare forma, anche le pietre di epoca romana utilizzate sulla sommità testimoniano l’origine gallica del pozzo, il quale doveva avere una funzione rituale e verosimilmente coincidere con la posizione di un tempio pagano che secondo alcuni sarebbe stato il luogo di ritrovo per druidi da tutta Europa.

La prima giornata intensa ed emozionante termina così, lasciando il posto ad una serata altrettanto intensa grazie alla prima cena in compagnia e alle risate, riecheggiante preludio di un buon sonno ristoratore.

Il giorno successivo si parte per la Broceliande: finalmente siamo in Bretagna. Un luogo in cui ero già stata, altre due volte: questi luoghi, che trasmettono intense vibrazioni anche solo respirandone l’aria, osservandone le foreste, ascoltando il vento tra le fronde degli alberi secolari, sono qualcosa di cui non puoi fare a meno e che ti attira sempre, facendoti tornare.
In questo giorno però, quasi vent’anni dopo la mia ultima visita, l’animo vuole scendere più in profondità senza limitarsi alla superficialità dei sensi, ma cercando nelle radici della storia del luogo e di un culto antico la spiegazione di questa energia percepita da tutte le persone che, con me, stanno vivendo questo momento speciale.

La celebrazione presso la grande quercia di Hindrés, una quercia che ha circa cinque secoli, è irrinunciabile: un momento unico che ci ha consentito di caricare ulteriormente questo luogo con la nostra energia e al tempo stesso di portare a casa, dentro di noi, l’emozione e il ricordo di un’esperienza profonda che consolida il legame non solo tra gli appartenenti al Cerchio Druidico Italiano ma anche con le persone che hanno partecipato esternamente a questa druidica liturgia.

Lasciamo quindi questo luogo magico, salutando l’antica quercia, che sembra ricambiare sventolando le felci che fanno capolino dai suoi rami più alti, e ci dirigiamo verso la Fontana di Barenton: questa fonte gorgogliante, protagonista di molte leggende, è situata nei pressi del piccolo borgo di Folle Pensée, che deve il suo nome proprio alle doti curative della stessa fontana, della quale si diceva che potesse curare dalla follia. Un’altra leggenda la vede invece scenario di un incontro/scontro tra un certo Yvain (o Cavaliere del Leone) e il Cavaliere Nero, guardiano della fontana: qui tra i due iniziò un irruente combattimento, che naturalmente terminò con la vittoria del bene (Yvain) contro il male (il Cavaliere Nero).

Lasciata alle spalle la fontana ci trasferiamo a Paimpont. Mentre camminiamo tra le vie di questo antico borgo, una voce femminile improvvisamente inizia a chiamare Ossian da lontano: “Ossian! Ossian!”. Era la compagna dell’Arpista Myrrdin che aveva riconosciuto il nostro Arcidruida e ora correva verso di lui per invitarlo al concerto che, di lì a poco, si sarebbe tenuto non molto distante. Grato dell’invito ma impossibilitato ad accettarlo, Ossian saluta quindi la ragazza con la promessa di contattare il musicista per la prossima edizione del Beltane Pagan Fest, conscio che in quel momento era la magia del luogo e non il semplice caso ad aver determinato quell’incontro.

Quella sera, come la precedente, aapprezziamo il cibo locale, certi che la cultura di un luogo passa anche attraverso la sua cucina, essa stessa risultato di tradizioni antiche giunte fino a noi.

Il penultimo giorno di questo breve ma intensissimo viaggio, sempre a Paimpont, visitiamo interessanti luoghi di potere: la Fonte della Giovinezza, dove la leggenda vuole che Merlino abbia incontrato per la prima volta Viviana; la tomba dove si racconta che il mago fu fatto prigioniero e seppellito sotto le grandi pietre da Viviana stessa, folle d’amore per lui e alla quale solo così sarebbe stato eternamente legato. Poi il Tempio del Sole e il Castello Arturiano (ove si trova il Centro dell’Immaginario Arturiano, ossia presso il Castello di Comper) che però sfortunatamente in quel momento è chiuso al pubblico. Lì vicino si trova anche una chiesa (Chiesa di Tréhorenteuc) con moltissimi simboli arturiani, nella quale, oltre agli splendidi mosaici e opere d’arte, è conservato quello che molti ritengono sia il Sacro Graal.

Non posso non pensare che, sì, oggi questi sono sicuramente diventati luoghi “turistici” ma al tempo stesso sembra siano vissuti dai locali con un certa spiritualità antica: basti pensare che proprio mentre eravamo dei pressi della fontana di Barenton si stava celebrando all’esterno un matrimonio celtico… con qualche tocco di fantasy.

La tappa successiva è Carnac, con i suoi interminabili allineamenti megalitici e dove si trova anche la chiesa di San Cornély, sincretismo di Kernunnos, nei cui pressi è presente una fonte nota per i suoi poteri curativi, attivati da uno specifico rituale insegnatoci da Ossian.

Sarebbero state molte le cose belle da visitare della Bretagna, da Mont Saint-Michel a Saint Malo fino alla Normandia, ma il tempo è tiranno e anche le risorse a disposizione. La tappa successiva prima del ritorno a casa è Vannes, città medievale ricca di arte e storia, anche se alcuni di noi hanno subìto il fascino delle scogliere situate sulla Costa Selvaggia della penisola del Quiberon sino ad arrivare ai piccoli e interessanti allineamenti di Kerzerho, luoghi molto particolari e non molto distanti da Vannes: scenari ideali per foto suggestive in cui traspare però, negli occhi dei soggetti immortalati, un velo di dispiacere per l’imminente viaggio di ritorno. Dopo aver festeggiato, e altrettanto degnamente dormito, il sole sorge sul giorno del lungo ritorno in auto.

Il viaggio di ritorno non è però privo di tappe importanti, come quella alla Roche-Aux-Fées, il dolmen più grande di Francia e sicuramente uno dei più grandi d’Europa, ultimo importante quanto maestoso ricordo prima del nostro rientro in Italia.

Per concludere: la Bretagna, e in particolare la Broceliande, secondo me ti lascia una sensazione che ti porta indietro nel tempo, facendoti capire subito che questi luoghi hanno una loro antica sacralità, luoghi che ti rapiscono dentro. Il nostro Ossian è stato anche in questo caso una preziosissima guida che ci ha arricchito moltissimo condividendo con noi i significati e le sensazioni di questi luoghi.

Luoghi di “perdizione”, se così vogliamo chiamarli, perché ti fanno perdere la mente in un modo che non ho mai provato altrove, nemmeno in Irlanda. È una terra con un culto antico dove percepisci che gli avi, gli antenati, hanno vissuto questa religione caricando la terra stessa di una palpabile energia. E capisci proprio da questo che i Druidi (o Neodruidi) esistono ancora… e noi con loro.

Da un’intervista a Maria Feo

Redazione di Miketrevis

Correzioni di Pierantonio Nerviani, Ossian D’Ambrosio

Foto Pierantonio Nerviani, Christine Orkan Barone

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